La resistenza, le atmosfere, il gioco, la costruzione e la decostruzione di immaginari politici. Il margine, nascosto, sotterraneo mostra una topografia critica, deviazioni e riflessioni sul futuro delle culture particolari. Ricerca artistica, estetica, etnografia, antropologia in questo numero si mostrano come traiettorie laterali che propongono uscite d'emergenza, potenzialità della fragilità e dell'utopia. Con questo numero non solo mostriamo le opportunità strategiche che l'arte e l'antropologia possono sviluppare, ma assumiamo una postura politica facendo i conti con l'appropriazione culturale e le violente eredità storiche.
L'urbano e il rurale le dimensioni dello spazio politico. In queste due mappature emergono le stratificazioni, gli intrecci tra topografia e comunità. "An essential condition" di Niside Panebianco è il progetto fotografico che esamina lo spostamento delle comunità calabresi dai paesi dell'entroterra verso le coste, analizzando il senso di "doppiezza" e fragilità di un'identità collettiva sospesa tra le rovine del passato. Il rurale è mostrato come presa di posizione, Beatrice Ferrara e Leandro Pisano, presentano il "Manifesto del Futurismo Rurale". Una sfida alle narrazioni dominanti sulla ruralità che utilizza le tecnoculture e l'ascolto profondo per immaginare futuri "altri" per i territori marginalizzati.
Dall'altra parte ma sullo stesso fronte, l'urbano viene ribaltato dagli interventi del collettivo svizzero Hotel Regina descritti in "Paesaggio e spazio urbano nella pratica artistica del collettivo Hotel Regina" di Cecilia Blanco e Lorenzo Sacchi. Questi tentativi di riappropriazione dello spazio urbano attraverso gesti "ludico-costruttivi” di Hotel Regina aprono il discorso all'analisi di Roger Sansi sugli esperimenti di arte pubblica nella periferia di Barcellona. Mettere in discussione l'idea di utopia e idiozia trovandone possibili potenzialità come dissenso politico. "Utopia e idiozia: Esperimenti artistici a la periferia di Barcellona" riesce a fare breccia e mostrare come la rottura nell'ordine consensuale della pianificazione urbana possa disegnare nuovi orizzonti di negoziazione.
“Sonic In-betweenness. Acts of Devotion in Public Spaces, Egypt” della compositrice Valentina Ciniglio è un vertiginoso tour sonoro delle pratiche devozionali egiziane, registrato nell'arco di 5 anni. Dove il suono diventa qualcosa di più di un mero fenomeno fisico, poiché ha il potere di creare una giustapposizione di temporalità che influenza gli individui. Il rapporto tra suono e corpi apre alla riflessione antropologica che fa emergere Francesco Ronzon in "Il rumore del mondo" dove le atmosfere sonore definiscono la qualità degli spazi vissuti dal tempio Zen in Giappone al mercato del Bolhão a Porto.
In questo numero il senso delle ritualità contemporanee si contrappone con le forme più estreme di ideologia politica. "Scherzare col fuoco" di Enrico Budri indaga lo strano rapporto tra scherzo, souvenir e fascismo a Predappio, analizzando come l'oggettificazione di simboli storici in "anti-riti" di consumo trasformi la memoria in una forma di "fredda ironia della Storia”. Ripercorrendo l'opera di "Oreste Zevola in Africa", Francesco Marano esplora i temi dell'appropriazione culturale e dei progetti artistici che cercano una postura sociale nei processi e nelle pratiche. Sempre sulla traiettoria critica sull'etnografia visiva su livelli stratificati, partecipativi e materici, Martina Isernia presenta il lavoro dell'"Atelier dell'Errore: Linguaggio al Margine", un laboratorio che trasforma la neurodivergenza e l'errore in una risorsa creativa e in uno strumento di resistenza contro la standardizzazione dei poli culturali. Approdando nello sguardo interno di Giacomo Zaza sulla videoarte cubana, intesa come coscienza critica capace di decostruire gli immaginari politici. In "Cuba introspettiva. Riflessioni sul video d’artista come coscienza critica" le limitazioni ideologiche attraversano la sperimentazione metalinguistica. La videoarte diventa un campo per indagare l'appartenenza etnica e culturale, con particolare attenzione all'identità nera e mestiza e all'eredità della tratta degli schiavi.
Consideriamo questi innesti e contaminazioni non solo come metodi, ma come veri strumenti politici e poetici per l'esplorazione della contemporaneità, stimolando la partecipazione a ricerche che mettono in discussione la rigidità delle classificazioni tradizionali per accogliere la complessità.