Colori saturati, alcol e sigarette censurati, baci che arrivano al centesimo episodio. Il fascino delle soap opere turche non lascia indifferente l’Italia che, battuta solo dalla Spagna, è sul podio dei Paesi europei per il consumo di dizi (abbreviazione di televizyon dizileri, che in turco significa semplicemente "serie televisiva"). Un fenomeno culturale che nasconde aspetti complessi, anche se troppo spesso relegato a prodotto per casalinghe romantiche.
Il primo incontro tra i dizi e il pubblico italiano arriva nel 2019. A puntare tutto sul prodotto è la Mediaset di Pier Silvio Berlusconi, che su Canale 5 manda in onda Bitter Sweet - Ingredienti d’amore, conquistando i telespettatori.
Una scelta che si rivelerà vincente per l’azienda di Cologno Monzese: negli anni successivi serie come Terra Amara e Endless Love si trasformeranno in vere e proprie galline dalle uova d’oro per l'emittente, raggiungendo picchi di ascolto molto alti, superando i 2-3 milioni di spettatori e toccando il 20% di share, spesso battendo anche produzioni italiane più costose. Un successo che non conosce crisi sia nella messa in onda del daytime che nella prima serata domenicale.
A far breccia nel cuore del pubblico è la presenza dei cliché tipici delle soap: intrighi, triangoli amorosi e relazioni contrastate, elementi classici del genere che rappresentano una sorta di comfort zone. La vera novità si trova infatti nella messa in scena delle relazioni tra i protagonisti. Dimenticate i tradimenti di Brooke Logan in Beautiful o gli impeti di passione dei personaggi di Una vita. Nei dizi gli spettatori si trovano ad assistere a pochissimi baci appassionati, sostituiti da sguardi carichi di tensione e mani appena sfiorate. Caratteristiche che rispecchiano le tradizioni del Paese di produzione (analogamente a quanto accade nei k-drama coreani). Proprio grazie ai valori tradizionali - il ruolo della comunità, il rispetto degli anziani e l’amore filiale - e alla relativa “pudicizia” delle trame, le soap turche risultano appetibili a un pubblico trasversale, dalle famiglie ai più giovani: un vantaggio strategico per una rete generalista come Canale 5.
Un altro fattore da non sottovalutare è la fidelizzazione del pubblico. La lunga serialità di queste produzioni, infatti, crea un fortissimo legame con gli spettatori, che si affezionano ai personaggi e seguono le intricate vicende per mesi, se non anni. Si tratta di un aspetto molto redditizio per un’emittente, specie se si pensa ai costi più contenuti delle serie turche rispetto ad altri drama internazionali.
Questo successo si alimenta anche della forza del fandom digitale: piattaforme come TikTok e Instagram sembrano invase da brevi clip editate dei dizi. Sono contenuti creati appositamente dai fan per i fan, che adattano le immagini ai trend e alla musica del momento, riuscendo di fatto a portare la narrazione fuori dai confini della TV. Il pubblico si sposta su gruppi Facebook e canali Telegram per discutere ogni intreccio o triangolo amoroso, creando una pressione dal basso che spesso spinge le emittenti a rincorrere il web.
Proprio in questo modo attori come Can Yaman - conosciuto in Europa per serie come Viola come il mare e il remake di Sandokan - sono arrivati a muovere passi importanti nel mercato italiano ed internazionale dopo il successo dei dizi, grazie a una popolarità esplosa inizialmente in TV, ma alimentata quotidianamente da una narrazione social che abbatte i confini tra la finzione della soap e la vita reale delle celebrità.
Istanbul sembra così essere diventata la nuova Hollywood: secondo un rapporto di Parrot Analytics citato dall’Economist, la Turchia è il terzo Paese al mondo dopo Stati Uniti e Inghilterra per l'esportazione di serie. I primi a cogliere il potenziale delle fiction made in Turkey sono stati i Paesi culturalmente e storicamente più vicini alla Repubblica turca, come quelli del Medio Oriente, del Nord Africa e dei Balcani, che hanno iniziato a consumare questi prodotti mediali sin dai loro esordi, nei primi anni 2000.
Ma il mercato dei dizi oggi è popolarissimo anche in Sudamerica - fino a pochi anni fa regina del genere - e negli Stati Uniti, che hanno premiato l’acclamatissima Yargi (conosciuta in Italia come Segreti di Famiglia) con l’Emmy come “Miglior Telenovela” durante la 51esima edizione della cerimonia.
Tuttavia, quando si affronta il tema dei dizi e della loro fama, non si può fare a meno di considerare il fenomeno del soft power. Studiosi e politologi hanno sottolineato l’importanza di questo mezzo per il governo turco, che attraverso la produzione di soap mostra all'estero la versione più accattivante della Repubblica Turca. In questo quadro, la scelta di ambientare il maggior numero delle serie a Istanbul - città ponte tra Oriente e Occidente, moderna ma legata alla cultura e alla tradizione ottomana - non sembra essere un caso. Inoltre, nonostante l’apertura a un pubblico internazionale, restano forti le interferenze governative volte a costringere il settore dei dizi a conformarsi alla linea religiosa e nazionalista del Paese.
Non sorprende, quindi, che ogni canale nazionale disponga nel proprio palinsesto serale di almeno una telenovela di ambientazione militare contemporanea, nella quale l’eroico esercito turco affronta e annienta minacce all’ordine costituito e all’integrità dello Stato da parte di terroristi e ribelli non meglio precisati. O che un dizi storico come Diriliş: Ertuğrul (“Resurrezione: Ertugrul” in italiano) sia fortemente criticato dagli studiosi di storia per il suo modo di narrare la formazione dell'Impero Ottomano, ma sostenuto entusiasticamente da Erdogan per la rappresentazione di personaggi positivi di fede islamica e per la capacità di parlare “al cuore della nazione”.
In definitiva, i dizi turchi - apparentemente così innocui - rappresentano molto più di una semplice forma di intrattenimento: trasformano il coinvolgimento emotivo in influenza geopolitica, dimostrando ancora una volta come la cultura popolare sia un veicolo strategico per costruire l'immagine di una nazione nel mondo. Mentre continuiamo ad appassionarci alle loro trame intricate, resta fondamentale riuscire a decifrare il sottotesto.