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Untamed Archive_Archiviare il selvatico. Mappatura indisciplinata di percorsi relazionali a partire dai Prati di Caprara

Issue #2

GIUGNO 2026

«Come si produce intimità nello spazio urbano? 

In che modo l’arte può attivare forme di prossimità che siano in grado di permeare il privato e il pubblico, il domestico e il quotidiano, in dimensioni condivise? Queste pratiche come possono estendersi oltre i luoghi abitati e funzionali, verso spazi che sfuggono alla norma e al progetto?» 


da Verso il margine, Lucia Fontanelli e Olivia Teglia, nel catalogo autoprodotto dell’installazione Untamed Archive , all’interno della mostra Rifugi, Pastificio Cerere, Roma 


Il progetto Untamed Archive dà forma fisica a queste domande e alle esperienze che ne sono succedute, raccogliendo le memorie frammentate, le tracce di relazioni che si sono create, tra persone e spazio selvatico, nell’arco delle edizioni del festival di pratiche performative EXITEXIT ai Prati di Caprara di Bologna, curato dall’omonimo duo curatoriale composto da Lucia Fontanelli e Olivia Teglia. Untamed Archive si propone come archivio partecipato in continua crescita e mutazione morfologica, realizzato da Micol Gelsi, collaboratrice del duo, e dalla comunità che lo nutre caricandoci i propri documenti, e diventa oggetto digitale e performativo, che raccoglie ed esterna in forme mutevoli le memorie collettive in continua raccolta. L’archivio nasce con la duplice volontà di divulgare la storia e le attività del bosco urbano, tra cui la mappatura dei sentieri che ne permette un rinnovato orientamento, e le riflessioni che riguardano l’immaginario del selvatico in rapporto allo spazio urbano. 

(qui la mappa dei sentieri e la loro denominazione ispirata al valore storico e naturalistico del sito https://rigenerazionenospeculazione.wordpress.com/2020/06/21/inaugurazione dei-sentieri-nel-bosco-dei-prati-di-caprara/) 


Il progetto si collega alle edizioni del festival EXITEXIT avvenute ai Prati di Caprara di Bologna, a partire dal 2022, quando le curatrici decidono di espandere la riflessione sull’intimità dei rapporti dagli spazi domestici verso l’esterno. Così facendo sperimentano luoghi marginali e non organizzati per pratiche performative, in modo da vedere come il potenziale emotivo e politico a esso legati influenza i rapporti interpersonali. Lo spazio per le pratiche artistiche slitta quindi al margine della città, oltre la rete di portici, fuori Porta San Felice, dove sorgono i Prati di Caprara. 


I Prati di Caprara sono ad oggi un’ex area militare demaniale, luogo per le corse ippiche ottocentesche, poi zona adibita a esercitazioni militari, parate e gare di equitazione per ufficiali, e divenuta in seguito aeroporto di velivoli e dirigibili dell’Esercito. Negli ultimi decenni, e in particolare a seguito della dismissione delle caserme, è stata protagonista di un importante processo di naturalizzazione. Nell’area Est la sostanziale totalità degli edifici militari sono stati demoliti, e si è sviluppato un bosco urbano spontaneo, mentre nell’area Ovest sono rimasti edifici dell’area militare e una importante area verde, con alberi adulti e zone a prati, come scrive il comitato Rigenerazione No Speculazione, nato nel 2017, che si interessa alla preservazione dell’area e alla valorizzazione in quanto patrimonio di biodiversità e di comunità. 


L’evoluzione ecologica dell’area in decenni di libera evoluzione l’hanno trasformata in un bosco urbano, o in quella che, adottando un’espressione di Gilles Clément e del suo Manifesto del terzo Paesaggio, si può definire un «frammento indeciso del giardino planetario», e in quanto tale «non come un bene patrimoniale, ma come uno spazio comune del futuro». Per preservare il luogo della volontà di cementificazione il comitato ha sviluppato azioni di sensibilizzazione della cittadinanza e, attraverso mobilitazioni di protesta e promozione di studi e ricerche sul valore ecologico del bosco, sta lottando per una revisione radicale delle previsioni urbanistiche sull’area. Poiché sull’area dei Prati di Caprara, nonostante il riconoscimento dell’esistenza di un bosco urbano con un elevato valore ecologico, continuano ad esistere rischi concreti di una sua edificazione. 


Per non perdere le tracce delle esperienze prende forma l’idea dell’archiviazione e nasce Untamed Archive, che significa letteralmente archivio del selvatico, dell’indomito, indisciplinato, e come racconta Micol Gelsi, è significativo l’accostamento con la parola archivio, che deriva etimologicamente dal termine greco arché, inteso sia come principio fisico di origine sia come termine che indica ordine e controllo. 


«Diciamo che è un archivio del selvatico e al contempo un archivio selvatico. Vorremmo che il progetto contenesse entrambe le anime anche da un punto di vista formale, che il suo carattere indomito continuasse ad essere motore vitale» Micol Gelsi 


Untamed si riferisce pertanto inizialmente al contenuto dell’archivio, il selvatico, dalla connotazione urbana dei Prati di Caprara, ma anche metodologico, come archivio disordinato, non gerarchico ma intrecciato e paritario. Untamed diventa principio formativo per generare un archivio che sia multiforme, accessibile, le cui regole, se necessarie, verranno sviluppate nel corso della sua esistenza e per una sua autoregolazione interna, da chi vi parteciperà, mantenendo vivi, nella raccolta e nell’analisi delle tracce e nella cura dello scarto, i principi di ascolto, condivisione, scambio fisico e virtuale. Concependo un oggetto-archivio che sia collettivo e apertamente fruibile, si avvalorano sia la pratica militante di difesa del bosco urbano da parte del comitato Rigenerazione No Speculazione, che cerca di risignificare lo spazio abbandonato e di difenderlo in previsione di un utilizzo anti-comunitario, sia chi sceglie di attraversare quel luogo con pratiche artistiche partecipative di ascolto, camminata e mappatura, che portano a una riscoperta delle potenzialità del selvatico, in quanto spazio non regolamentato ma naturalmente stratificato e intrecciato con nuove forme di vita vegetali e animali, che vi ritrovano una casa in città. 


Untamed Archive parla dell’unione tra un comitato a difesa del bosco urbano e una ricerca sulle possibilità delle relazioni in uno spazio inselvatichito tramite pratiche artistiche. Raccoglie le testimonianze delle esperienze avvenute nel luogo marginale e pieno di nuove possibilità immaginifiche che sono i Prati di Caprara, le custodisce in un archivio digitale a cui chiunque volendo può partecipare uploadando il proprio materiale, e ne rielabora la forma comunicativa sotto nuove spoglie.

 

Nella genesi morfologica che Untamed Archive sta vivendo si susseguono diverse fasi, e si notano una costante permeabilità e porosità nella sua esistenza nello spazio reale e spazio virtuale e quindi di iper-oggetto che è declinabile sia offline che online. Un archivio non autoconclusivo ma in espansione tramite collegamenti, terminali dinamici e possibili interfacce digitali, seguendo i principi della pedagogia hacker e dell’alfabetizzazione digitale. 


La prima fase di raccolta dati si sdoppia in azioni concrete e in azioni digitali, alcuni documenti vengono prodotti e/o collezionati tramite contatto diretto con il luogo (durante presidi e attività nel bosco urbano), altri vengono caricati su un server discord, scelto per la sua gratuità e tracciabilità. Nella concretezza l’avvicinamento al virtuale è avvenuto insegnando alle persone come caricare i contenuti sulla piattaforma: 


«mettendosi braccio a braccio a scaricare l’app e mostrando come uplodare i contenuti, mi viene da dire analogamente a quando abbiamo fatto il primo sopralluogo ai Prati, quando i signori e le signore del comitato ci hanno guidato lungo i sentieri indicando gli accessi ai percorsi per non perderci durante l’attraversamento». Micol Gelsi 


Andando a raccogliere materiale, principalmente fotografico e video, si è andato costituendo un database di memorie, dal quale partire per formulare due tipi diversi di output o restituzioni dell’archivio, una piattaforma online permanente, e installazioni, laboratori e mostre temporanee. Applicando l’idea per la quale l’archivio assume molteplici significati, essendo allo stesso tempo processo, rete relazionale e dispositivo generativo, che diviene materia vivente e in mutazione. Tenendo presente che chi detiene la memoria detiene anche il potere della sua narrazione e delle possibilità comunicative, diviene fondamentale per chi gestisce l’archivio mettere in primo piano l’affettività verso il materiale collezionato, e assumere la responsabilità di come prendersi cura di ciò che si conserva, della preziosità regalata dalle persone, per mantenere trasparenza e onestà nella restituzione. 


L’archivio in quanto elemento vivo ha preso la forma di un’installazione nello spazio reale, attivato come atto performativo in cui si sono inserite le variabili della manipolazione live di video e fotografie nel database, tramite strumenti open source come Touchdesigner, e della musica, suonata o mixata. Attorno all’installazione si realizza uno spazio in cui si intrecciano relazioni della comunità effimera che non ha partecipato all’esperienza dei Prati o che, se vi ha partecipato, ha modo di percepire gli attraversamenti con la distanza del tempo e della rielaborazione artistica. 


Ciò che si viene a creare è una comunità che si riunisce attorno al video, rinnovato focolare tecnologico per la narrazione e la ri-mediazione delle storie sorte dall’incontro nei Prati. Attorno a un archivio che non è più oggetto statico ma acquisisce la dimensione dinamica, moltiplica i possibili output e le dimensioni identitarie e di collocazione nello spazio, diviene oggetto attivo, dispositivo vivente, intento a creare, tramite le sue interfacce mutevoli, processi partecipativi e nuove dinamiche relazionali. A partire dalla custodia e la messa in moto di micro-memorie personali e collettive, frammenti di affetti e ricordi personali, osservazioni differenziate e particolari che si fanno simboli, si creano percorsi di riconcettualizzazione del selvatico e di partecipazione collettiva alla gestione della memoria e alle forme di riproposizione. 


«L’obiettivo è creare un archivio beta, accessibile e inclusivo, che sfidi il concetto tradizionale di memoria documentaria, per favorire nuove contro-narrazioni; un esperimento creativo rizomatico che rispecchi l’imprevedibilità del selvatico come principio generativo, individuando nel processo di costruzione uno spazio di possibilità e di indagine del rapporto tra conservazione e trasformazione». Micol Gelsi 


(https://thearchiveoftheuntamed.xyz/? link per l’archivio online permanente di Untamed Archive) 


Giorgia Pinzauti

è un'artista visiva e ricercatrice indipendente. Il suo lavoro si concentra sulle pratiche femministe e sull'attivismo artistico, in particolare nei contesti latinoamericani, combinando la ricerca teorica con la sperimentazione fotografica.



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