Un banchetto.
Nubi oscure assalgono la tavola imbandita:
è il momento di danzare.
Le nubi, le incertezze che scompaginano l’ordine, ci fanno scoprire nuove forme di coesistenza. È la gioia di abitare il dubbio. Uno spazio fluido, fatto di tentativi e di appunti transitori, posizionandosi costantemente al di fuori delle categorie predefinite, in una danza indisciplinata.
Dance with us. We don’t struggle, we hustle. We dance, therefore we revolt – ruangrupa.
Con How little I know about you il collettivo ruangrupa ci esorta ad abbandonare le burocrazie soffocanti per incontrare un tempo relazionale, con l’invito di “Let’s waste time on each other”, facendo dello stare insieme e dell'affiatamento una vera infrastruttura di resistenza.
Questo è lo spirito che attraversa i testi di questa seconda issue.
Finalmente ogni metodo ci sfugge, tra fallimenti e perdizioni, riusciamo ad andare oltre strutture e prodotti.
Iniziamo la danza con passi indietro e in diagonale, passi ambigui, enigmatici, esplorazioni nel linguaggio e speculazioni poetiche sulla rincorsa, con Manuale d’uso delle rincorse di Cosimo Mollica.
Danzando, possiamo rivendicare il potenziale politico del danzare nella completa invisibilità; danzando, possiamo decostruire il binarismo tra chi osserva e chi è osservato; danzando, possiamo smantellare la tirannia della visualità.
È così che con Flashdance di Johannes Purovaara, di cui possiamo leggere in Performing in invisibility, non è più possibile valutare la performance attraverso abilità categorizzabili.
Una danza senza corpo è quella indagata nel saggio Gesti performativi di una comunità senza corpo: appunti per un'analisi di 4chan attraverso i performance studies. Salvatore Crucitti attraversa le conversazioni digitali dell'anonimato e ci spinge a interrogarci su cosa sia la presenza dentro le comunità online (What is presence in these online communities?) e cosa significhi essere parte di una collettività anonima (What does it mean to be part of an anonymous collective?)
La decategorizzazione diventa un passo fondamentale di questa danza.
Come dichiara il collettivo ruangrupa: When there’s a need to label us, refrain.
Una fuga radicale dalle definizioni normative prende forma negli ecosistemi decentralizzati indagati da Paola Pietronave e Berto Tukan in What Needs to Be Rethought Is the Paradigm: On Lumbung Practice possibilities through the case of Jakarta Biennale 2024. Attraverso l'esperienza della Biennale di Giacarta, dove lo stare insieme non è un sostantivo statico, ma un verbo: un processo dinamico e orizzontale che ridistribuisce risorse e solidarietà.
Un’altra frattura dell'ordine la ritroviamo in Untamed Archive: Archiviare il selvatico, di Giorgia Pinzauti, un concetto di archivio selvatico e del selvatico, dell’indomito, dell’indisciplinato, le cui regole, se necessarie, verranno sviluppate nel corso della sua esistenza e per una sua autoregolazione interna.
L'incertezza è una risorsa, in Tornare enigma: come fabbricare esplosivi di Simona Allegra e Daniela Bonanomi, lo vediamo con una zine che si distacca radicalmente dalla scrittura accademica tradizionale. Qui si fabbricano esplosivi attraverso l’assemblaggio di scarti, con i quali è possibile incrinare le certezze e rivelare nuove possibilità.
Con Exploring the potentials for street photography to serve as a mode of socio–political action in context of Neo–liberal ‘regeneration’: Camden Town: from Mecca to The World’s End di Reynard d'Avoine, esploriamo il rifiuto della sterilizzazione urbana data dalla rigenerazione a favore della complessità della città. Attraverso fotografie analogiche di Camden Town, restituisce dignità alle comunità minacciate dai processi di gentrificazione.
Infine, con Dizi mania: le soap opere turche tra romanticismo e soft power, Beatrice D’Ascenzi mette in luce un meccanismo capace di diffondere i valori nazionalistici e la visione governativa della Turchia nel mondo, tramite il dispositivo apparentemente innocuo della serie tv, dimostrando come il coinvolgimento emotivo possa essere trasformato strategicamente in una pervasiva influenza politica.
Le nuvole oscure hanno inaugurato il tempo della tempesta. Attraverso queste pagine abbiamo rinunciato alle tassonomie rigide per abitare la vertigine dell'incertezza e l'anarchia dei corpi. Ora che ogni protocollo evade e i confini vacillano, non ci resta che costruire percorsi con le macerie del crollo.
Le nubi sono ancora basse.
Continuiamo a danzare.