1. La fredda ironia della Storia
Un fascista, un turista ed un consumista entrano in un’osteria, il cameriere chiede: “tavolo per uno?”. Ebbene sì, i tre personaggi di questa battuta poco divertente sono la stessa persona. Questa freddura non deve divertire, l’obiettivo è aprire la strada all’ancor più fredda ironia della Storia. Il secondo tra loro, porta in testa un cappellino del famoso brand The North Face, il primo ne indossa invece uno con la scritta Chi Osa Vince, l’ultimo, quello che abbiamo legato alla personalità del “consumista” (quindi attirato dai brand per sua natura) esclama guardando gli amici: “che bel cappellino che avete!”. Abbiamo però già detto di come i tre uomini siano in realtà lo stesso; la barzelletta diventa quindi ora un indovinello: com’è possibile che la personalità del fascista e quella del turista portino lo stesso copricapo se questo risponde a due “marche” diverse? La risposta è presto detta: https://mussolini.net/it/berretti/2369-berretti-n156.html (questo link conduce ad una pagina del sito web Predappio Tricolore dov’è possibile vedere la fusione improbabile tra il brand The North Face e la scritta Chi Osa Vince). Vi ho mostrato questo cappello non per prendere in giro l’ipotetico fascista che ci ha accompagnato fino a qui, ma piuttosto per fare capire cosa intendo quando parlo di “fredda ironia della Storia”; un altro motivo per cui ho mostrato da subito questo oggetto è per offrire al lettore un esempio visivo della mentalità che è utile tenere durante la lettura di questo articolo. Questo è un “souvenir” in vendita come tanti altri, disponibile nei negozi Predappio Tricolore e Ferlandia, entrambi situati a Predappio. Il primo, come in uno scherzo finito male (o molto bene, a seconda delle prospettive), si trova in via Matteotti; il secondo, nemmeno a farlo apposta, sorge invece in via Roma. (Se volessimo però andare ancor più a fondo nella cosiddetta “ironia - o cinismo - della sorte”, potremmo ricordare che entrambi gli esercizi commerciali si trovano a pochi chilometri di distanza dalla scuola elementare Anna Frank). Nonostante in questi negozi si possa trovare per davvero un po’ di tutto, ciò su cui vorrei concentrare questa prima parte della mia ricerca è uno dei simboli più iconici del “fascismo internazionale”: la svastica (1). Simbolo molto complesso, vive oggi - qui in Occidente - legato a doppio nodo alla sua storia più recente. Steven Heller scrive nel suo libro Storia Universale della Svastica, in un capitolo nominato proprio Che aspetto ha l’odio?: «La svastica nazista è un’oscenità visiva. Un tempo segno di buona sorte, durante il XX secolo è stata distorta e corrotta, e ribaltata nell’incarnazione grafica dell’intolleranza. Se volete sapere che aspetto ha il logo dell’odio, non dovete cercare oltre» (2). Anche se oggi basterebbe il simbolo da solo ad evocare il periodo storico a cui è condannato, il suo significato dipende comunque dal contesto -che d’ora in poi chiameremo “sito”-; parlando di “sito” non viene fatto riferimento solamente al luogo in cui qualcosa appare, bensì all’intera circostanza (3) (sociale, culturale, politica, ecc...). Dato che la svastica in quanto segno esiste già da secoli, la forma, i colori e la posizione con la quale viene disegnata, sono elementi cardine per una sua interpretazione corretta -dunque parte integrante del “sito”-. Per parlare di svastica nazista, questa dovrebbe rispondere al progetto originale: la sua forma ufficiale venne definita proprio da Hitler stesso, l’ex führer scrisse nel Mein Kampf: «Dopo innumerevoli assaggi, compilai la forma definitiva: una bandiera di panno rosso con un disco bianco, nel cui mezzo stava una nera croce uncinata. Dopo lunghi tentativi trovai pure un determinato rapporto fra la grandezza della bandiera e quella del disco bianco, e così pure tra la forma e l’intensità della croce uncinata dipinta. Ed al mio progetto ci attenemmo. (...) Ed è in realtà un simbolo! Non solo perché i colori, da noi tutti fervidamente amati e che un giorno acquistarono tanto onore al popolo tedesco, attestano la nostra venerazione del passato, ma anche perché incorpora in sé la volontà del movimento. In qualità di socialisti nazionali, noi ravvisiamo nella bandiera il nostro programma.» (4). Il programma che il simbolo dovrebbe riportare è il seguente: «Nel rosso ravvisiamo l'idea sociale del movimento, nel bianco l'idea nazionalista, nella croce uncinata la missione di combattere per la vittoria dell'uomo ariano antisemitico» (5). Hitler, riguardo i colori, ne sottolinea più volte l’importanza: «Io mi mostrai sempre favorevole alla conservazione dei vecchi colori (6), non solo perché per me, come soldato, sono la cosa più sacra che io conosca, ma perché anche nel loro effetto estetico rispondono al mio gusto» (7). Dunque, se vestita di questi “sacri” colori, il messaggio è inequivocabile; così come non ci potrebbero essere fraintendimenti nel caso il disegno del simbolo fosse scarabocchiato sui muri di un cimitero ebraico -perché, stando alle parole del suo “creatore”, la croce uncinata in sé è antisemitica-. Altro tassello però necessario ad attivare il simbolismo latente nel segno - che altrimenti sarebbe un comune intreccio di linee -, è proprio la pretesa “sacralità” dello stesso. Questa esige diversi fattori che non hanno a che fare solamente con i colori; una sua apparizione in contesti “non consoni” rispetto a quelli indicati, potrebbe risultare incoerente o, come vedremo, -addirittura- una sorta di autogol. Per tutelarne la purezza ed un corretto utilizzo, due anni prima che la croce uncinata diventasse bandiera nazionale tramite le leggi di Norimberga, il «19 Maggio 1933, il governo nazista vietò che “i simboli della storia tedesca, dello stato tedesco, e della rivoluzione nazionale venissero pubblicamente utilizzati in un modo che andasse a corrompere il sentimento di dignità dei simboli stessi.” La legislazione mirava a impedire a intersezionisti privati, aziende e altri di utilizzare la svastica e altri simboli o immagini naziste per commercializzare i propri beni e servizi commerciali senza l’approvazione del regime. In quel momento, il mercato tedesco era pieno di prodotti - inclusi caffè, sigarette e tortiere - decorati con svastiche, riproduzioni della faccia di Hitler, o altri simboli. La nuova legge rese i produttori di merce non autorizzata soggetti a procedimenti legali» (8). Questa prese il nome di «legge a protezione dei simboli nazionali» (9), fu decretata da Joseph Goebbels per «proteggere la trascendenza della svastica prevenendone l’uso commerciale» (10). Ho scelto di introdurre la riflessione sugli oggetti partendo dalla svastica, solamente perché la sua vicenda è un esempio più vistoso ed esasperato -quindi più incisivo- rispetto agli altri, ma il discorso è il medesimo per ogni oggetto presente all’interno degli esercizi commerciali predappiesi. La storia della svastica è da intendere dunque come una sorta di sineddoche.
2. Il gioco delle parti
Torniamo quindi ora nei nostri negozi: facciamo finta di trovarci all’interno di uno dei due punti vendita dove è stato acquistato il berretto Chi Osa Vince; eccoci davanti a calzini con l'effigie di Mussolini, a bottiglie di birra “Hitlerbier - La Birra dei Nostalgici”, e, tra loro, ecco una fascia per il braccio con la croce uncinata. Alla luce di quanto detto, come dovremmo interpretare, in questa circostanza, tale oggetto? Il prezzo è di cinque euro, il materiale è scadente - come dev’essere per un souvenir che si rispetti - e la toppa con il simbolo presenta, generalmente, dei difetti di fattura, il tutto è tenuto insieme da due elastici molto deboli. L’attività commerciale, per finire, è registrata come negozio di souvenir.
Il souvenir è oggi un «oggetto ricordo per turisti» (11), dove il turista altro non è che una funzione nel sistema del consumismo che ha reso il turismo un fenomeno di massa. Il prodotto materiale riflette quindi il target di riferimento. Qual è il sito in cui appare ora questa croce uncinata? Potremmo definire la realtà appena descritta come custode della memoria storica e veicolo per la riattivazione di una sacralità latente? Oppure quei negozi sono invece templi del kitsch - come tanti altri - dove regna il vile denaro materiale? È proprio in questa sottile fessura che comincia lo scherzo, Mary Douglas parla dello scherzo come qualcosa che unisce «campi che differiscono ampiamente» la cui «connessione distrugge la gerarchia e l’ordine. Essi non affermano i valori dominanti, ma li denigrano e li svalutano; uno scherzo è essenzialmente un anti-rito» (12). I tre colori ed il contesto dell’esercizio commerciale, chiariscono, se non l'adesione, almeno la simpatia verso quella “nostalgia” perno di tutta l'attività. Però, nella pratica, il fatto di essere “ridotta” ad un souvenir, rende questa fascia -e la proprietà intellettuale della croce uncinata nazista- una delle tante figlie sane del capitalismo -sulla carta nemico dei regimi-. Il sito dell'oggetto è dunque più simile ad un “carnevale” che non a una nuova propaganda. Questa sorta di convivenza apparentemente paradossale tra fascismo e capitalismo, pone due domande, la prima è: «questa modalità di “ricordare”, non è un po’ come segnare un autogol tirandosi la zappa sui piedi?» Così facendo infatti vengono trasgrediti tutti i limiti che garantivano al simbolo e agli oggetti dove veniva stampato di veicolare una qualsiasi spiritualità. La seconda domanda è, invece: «perché questi oggetti, nonostante questo, vengono comprati?». Il ridurre tutto al fatto che i fascisti sono ignoranti credo che banalizzi un po' la questione - oltre che ad essere un approccio molto superficiale -. Un punto di partenza per cominciare a dare delle risposte a questi interrogativi, lo si può trovare nel servizio Nel centenario della marcia su Roma i nostalgici del Duce tornano in piazza. Questo reportage è stato trasmesso da LA7 in una diretta dove le immagini riprese dai reporter venivano fruite e commentate direttamente dagli ospiti in studio. Questo servizio è disponibile su Youtube, e, la parte più interessante, si trova a 5’ 02” (13): in quel momento lo schermo è diviso in due, sulla sinistra compare un uomo (stranamente presente quasi in tutti i reportage fatti in loco di anno in anno) che indossa una maglietta nera, un fez, mentre è intento a fare un saluto romano. Sulla parte di destra vi è invece il volto disgustato e divertito di un ospite dello studio di LA7. La donna guarda orripilata le immagini trasmesse dai reporter, ma, come si vedrà al minuto 5’ 08”, lo schifo lascia molto presto il posto al commento ironico. Questa, infine, trovo sia la chiave di volta con cui interpretare la funzione non solo degli oggetti, ma il loro vero target di riferimento. In tutti i servizi fatti in loco, i protagonisti sono gli oggetti, dall’Amaro del Duce fino alle magliette e via dicendo. Gli oggetti, tra cui la svastica compare molto poco in realtà, è come se venissero utilizzati proprio con la funzione di trasgredire per un limitato periodo di tempo quelle che sono le imposizioni politiche e morali avvertite come tiranniche dai seguaci contemporanei dell’ex Duce. In un report Rai per una puntata di Agorà Extra del 01/11/2021, un uomo intervistato durante il corteo, afferma: «perché la dittatura siete voi, non lo volete capire che la vera dittatura siete voi?» (14). Tornando ora al documento iniziale, nello stesso, è possibile vedere come alcuni nostalgici ricerchino fieri il contatto con le videocamere esibendo con sicurezza i loro simboli (sia gestuali che iconografici) rivolgendosi direttamente a chi vedrà quelle immagini -come certi di provocare reazioni di sdegno-. La Commemorazione è quindi un sito essenziale per capire la dimensione culturale di questi oggetti che la parentesi sulla svastica ci ha aiutato a problematizzare. Costituita da tre diverse parti in gioco, due presenti in loco, ed un’ultima che invece partecipa a distanza, la Commemorazione è come un rituale anti-rito ed un gioco di seduzione tra tutte e tre le parti. Le prime due sono rispettivamente i nostalgici (15) e le troupe televisive inviate dai vari canali o testate giornalistiche. Il corteggiamento comincia proprio tra questi due nuclei, da un lato il nostalgico sa già che sarà ripreso e probabilmente intervistato, dall'altro il reporter sa già dove dirigersi per trovare pane per i nostri denti; noi infatti siamo l’ultima entità delle tre che partecipano. L’immagine del fascista contemporaneo non è nata a caso, infatti, la maggior parte dei nostalgici durante la giornata della manifestazione indossa accessori - o comunque un abbigliamento - che non fa che alimentare questo stereotipo. La domanda che potrebbe sorgere è: «ma non se ne rendono conto?», la cosa potrebbe non essere però così banale. Dal momento in cui vi è la consapevolezza di essere ripresi, volenti o nolenti, la scelta di alcune persone di apparire secondo “l’immaginario del fascista” potrebbe non consistere tanto nel fatto che a loro piace vestirsi così, quanto piuttosto nella certezza che quel modo di vestire non piace a chi vedrà le immagini: nella certezza del fastidio che quell’abbigliamento provocherà lanciando un messaggio chiaro e conciso: «non siamo come voi». Il valore d’uso dell’oggetto, viene dunque scongelato durante le giornate di Commemorazione, trasformando queste -anche- in occasioni per lanciare un messaggio, per “trasgredire”, per uscire per un giorno dal ciclo di una quotidianità avvertita come dittatoriale. La giornata della Commemorazione è il sito ideale per scoccare la freccia, poiché l’audience è assicurata - ed il biasimo pure -. In sintesi, addobbarsi con quegli oggetti potrebbe non essere la risposta al «perché a me piace così», ma soprattutto al «perché a te non piace così». Il vero target ultimo dei souvenir, potrebbe dunque non essere solo il fascista, ma anche chi “compra” il fascista necessitando ogni anno di vedere e biasimare le stesse immagini. Quegli oggetti potrebbero essere rivolti tanto ai fascisti quanto ai loro detrattori. Se il fascismo storico è ridotto oggi ad un insieme di simboli, e lo scherzo -come chiarisce Douglas- è basato sul simbolo (16), allora la manifestazione diviene la burla finale: come qualsiasi altro scherzo, infatti, si concluderà non producendo scarto alcuno, nel suo svolgimento si imporrà però come un anti-rito che attacca e colpisce lo status quo della quotidianità avvertita come tirannica dal nostalgico: «Ricordate che lo scherzo collega e disorganizza, attacca il buon senso e la gerarchia: il rito dello scherzo deve quindi esprimere una situazione comparabile. Se svaluta la struttura sociale, forse celebra qualcosa d’altro» (17). A venir celebrato, secondo questa modalità, non è però il periodo storico passato, la celebrazione è piuttosto rivolta ad un modo di sentire che, attraverso le immagini (che fanno capo ad immaginario molto largo), esaspera per un giorno la propria esistenza. Il nostalgico è consapevole del fastidio e dell'orrore che provoca; dall'altra parte, il reporter -tanto quanto l'occhio del pubblico- è affamato di questo orrore. La loro unione dunque crea e decostruisce insieme, ridicolizzando ma rinforzando, quella che si vuole da ambo le parti come l'immagine del fascismo contemporaneo. Qualcosa che è tutto e il contrario di tutto. Questa sorta di disgusto e rimprovero condiviso in maniera equa tra le parti, è ciò che, nel suo modo grottesco, tiene in piedi la dicotomia così necessaria al sistema di valori quotidiano. È come se al nostalgico servisse una gabbia da cui evadere almeno per un giorno all'anno, e, all'antifascista, un sito dove poter dire che c'è ancora tanto lavoro da fare. L'oggetto è quindi la materializzazione di una sorta di “necessità”. Nel rapporto nostalgico vs. antifascista, vi è un richiamo al pensiero di Baudrillard quando afferma che siamo tutti vittime e tutti carnefici -o tutti terroristi-. Questi oggetti, come junk food, calmano l’appetito del consumatore che vuole ritagliarsi un’idea di sé stesso: «La gente ha voglia di prendere tutto, di azzannare tutto, di abbuffarsi di tutto, di manipolare tutto. Vedere, decifrare, imparare non la emoziona. La sola emozione massiccia (di massa) è quella della manipolazione. Gli organizzatori (e gli artisti e gli intellettuali) sono sconvolti da questa velleità incontrollabile, giacché pregustano sempre e soltanto l’acculturazione delle masse allo spettacolo della cultura. Non pregustano mai questa fascinazione attiva, distruttiva, risposta brutale e originale al dono di una cultura incomprensibile, attrazione che ha tutte le caratteristiche di una effrazione e della violazione di un santuario. (...) Le persone vengono per toccare, guardano come se toccassero, il loro sguardo non è che un aspetto della manipolazione tattile. Si tratta in effetti di un universo tattile, non più visivo o discorsivo, e le persone sono coinvolte direttamente in un processo: manipolare/essere manipolato, ventilare/ essere ventilato, circolare/ far circolare, processo che non appartiene più all’ordine della rappresentazione, né della distanza, né della riflessione» (18). Questo discorso vale però tanto per il fascista che per l’antifascista, entrambi dipendono dai souvenir: il primo per potersi dipingere come il proseguimento necessario e vistoso di un passato -secondo lui- ingiustamente morto, il secondo invece necessita di quegli oggetti come luoghi di biasimo a cui opporre i suoi altrettanto vistosi simboli e proseguire così la battaglia storica e tradizionale tra fascismo e antifascismo -questa volta però senza impegno da ambo le parti-. La lotta, la resistenza, così come il manifestare la propria adesione al fascismo, non producono, per le modalità con cui vengono portate avanti oggi, alcuna nuova prospettiva o risoluzione concreta: come uno scherzo infatti queste manifestazioni e la realtà «non si fondono per formar una nuova visione totale della vita, ma restano disorganizzate come risultato della tecnica che le produce» (19). Gli oggetti, coi loro simboli, definiscono le squadre di un gioco dove tra guardie e ladri l’obiettivo è infastidire e farsi biasimare dalla squadra avversaria a suon di appuntamenti a cadenza annuale. Questo rapporto di necessità-consumo apre però a due domande. Se, come abbiamo detto, questi oggetti sono tutto e il contrario di tutto, perché sono fascisti? Ovvero, qual è in loro non il grado ma il principio di fascismo che li definisce? La seconda domanda seguirà dopo aver analizzato la prima. Nel documentario del 1974 La forma della città, Pasolini fece coincidere le prospettive e gli obiettivi del fascismo storico con quelli della moderna civiltà dei consumi, additando quest’ultima come la messa in atto di ciò che i fascismi avevano solamente provato a realizzare -però fallendo-: «quella acculturazione, quella omologazione, che il fascismo non è riuscito assolutamente ad ottenere, il potere di oggi - cioè il potere della civiltà dei consumi- riesce a ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari, togliendo realtà ai vari modi di essere uomini che l’Italia aveva prodotto in modo storicamente molto differenziato; e allora questa acculturazione sta distruggendo in realtà l’Italia. E allora io posso dire senz’altro che il vero fascismo è proprio questo potere della civiltà dei consumi che sta distruggendo l’Italia. E questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che in fondo non ce ne siamo resi conto, è avvenuto tutto in questi ultimi cinque, sei, sette anni; è stato una specie di incubo in cui abbiamo visto l’Italia intorno a noi distruggersi e sparire e adesso, risvegliandoci forse da quest’incubo e guardandoci intorno ci accorgiamo che non c’è più niente da fare» (20). Possono, quindi, quegli oggetti essere definiti “fascisti” perché hanno stampata sopra un'immagine fascista (tipo un volto di Mussolini o una svastica)? Oppure sono fascisti perché, in quanto souvenir, fanno parte del sistema capitalista che, stando alle parole di Pasolini, ha realizzato, nella pratica, le mire dei fascismi storici (la civiltà dei consumi che l’intellettuale chiama il «vero fascismo»)? All'interno di questi oggetti, fascismo storico e «vero fascismo» sembrano convivere perfettamente - e non lottare l'uno contro l'altro. È come se fossero due parti di uno stesso che, come in un esame di coscienza dove da uno si diventa due per tornare poi uno, si interrogano sulla loro propria essenza ponendo la domanda: «cos'è effettivamente oggi il fascismo? Di cosa si sta parlando quando si parla di fascismo?»
3. Tutto e il contrario di tutto
Viviamo in un mondo sempre più complesso, -ma dove tutto è a portata di mano-, e, seppur i centri del potere geopolitico si stiano pian piano spostando dall’Occidente verso poli più eterogenei, rimane comunque l'influenza di questo attore così pesante. La parola “fascismo” è uno dei tanti souvenir che mondialmente è stato acquistato per definire oggi un generico atteggiamento violento o antidemocratico. Nella guerra tra la Russia di Putin e l’Ucraina di Zelensky, i due capi di stato non hanno risparmiato, nella lotta, nemmeno le parole. Entrambi hanno accusato l’altro di essere un fascista. Titoli di giornale da tutto il mondo globalizzato hanno presentato il capo di stato russo come un fascista. Il quale non ha fatto da meno con la parte opposta, definendo uno dei motivi dell’operazione militare speciale, liberare l’Ucraina dal suo governo nazista. La stessa contesa tra Israele e Palestina ha visto riferimenti diretti allo stato ebraico come seguace del modello della Germania nazista. Netanyahu, dal canto suo, ha risposto con accuse di antisemitismo e fascismo a tutti i detrattori. La lista è molto lunga, persino in un documentario della casa di produzione franco-tedesca Arte è possibile vedere, in un episodio girato in Afghanistan (21), una ragazza che durante una protesta si rivolge ai talebani apostrofandoli come “fascisti”. Persino l’Ayatollah viene definito, da certi commentatori (e alcuni miei amici iraniani) come fascista. Per non parlare poi degli USA: aprire il discorso sarebbe come aprire il vaso di Pandora. Situazioni culturalmente così distanti possono davvero essere tutte fasciste? Può il fascismo abbracciare tutto questo mondo ed essere, come quella svastica-souvenir “tutto e il contrario di tutto”? Credo che la situazione sia simile alla dinamica spiegata da Göttke nel suo libro Burning Effigies, nel quale l’autore dedica un capitolo a spiegare come certe proteste che prendono luogo in medioriente non siano rivolte tanto ai partecipanti quanto -una volta tradotte in immagini digitali- al Visual Empire (quindi a noi). Per far sì che l’audience occidentale possa capire cosa succede, è normale ricorrere a gesti o parole che nella testa del fruitore risuonino familiari. La parola fascismo, funzionando oggi più come un oggetto che non un concetto, può essere afferrata e manipolata da tutti. La funzione della stessa è proprio quella di un souvenir atto a ricordare un male specifico ma indefinibile che, lasciando un marchio sul destinatario dell'insulto, lo relega dalla parte sbagliata della Storia. La dinamica è però uguale a quella della Hitlerbier o della svastica-souvenir; queste ultime, infatti, sono da intendere come nient'altro che un dettaglio - una conseguenza - della più generale oggettificazione del fascismo. I souvenir fascisti esistono perché esiste il souvenir-fascismo: sono un “micro” appartenente ad un più indefinito “macro”. Il souvenir-fascismo, esattamente come i suoi termini visivi, è situato nella crepa dello scherzo, e «perché uno scherzo implica che qualunque cosa è possibile» (22), vi sono due conseguenze principali: la perdita di senso e significato del concetto originale, ma la possibilità di una sua dovuta e necessaria (quanto problematica) risignificazione. Questo caos disimpegnato che non produce di fatto nuovi fascismi ogni volta che la parola viene utilizzata o un oggetto viene acquistato, richiede però la nostra attenzione ponendoci nelle sue parole post-babeliche la domanda finale: «che cos'è oggi il fascismo?». Lo scherzo, con la sua poca serietà, ci chiede di non essere superficiali, invitandoci ad essere noi seri al posto suo, ci chiede di non soccombere al facile fascino delle sue insegne che erogano risposte semplici. Sapere riconoscere gli scherzi, consente di dare loro il giusto peso, e saper scherzare permette di creare e leggere immagini che -in un modo inatteso- potrebbero invece rivelarsi più eloquenti di quanto si potesse immaginare; come tasselli necessari alla definizione del mosaico del fascismo odierno, questi fatti sono come tessere che, se ben posizionate, possono consentire una visione chiara dell’immagine intera. Lo scherzo è come un filo molto sottile e tagliente che segna il confine tra banalità e responsabilità dicendoci, con le sue stesse caotiche premesse, che tutto può essere uno scherzo, ma ogni cosa ha delle conseguenze e comporta delle responsabilità da cui non si può scappare - la derisione e il biasimo potrebbero non essere le soluzioni più adatte. «Che cos'è oggi il fascismo?», la domanda è più seria e necessaria di quanto si possa immaginare: l’ironia viene bene solamente alla Storia, a noi spetta la parte più difficile.
Note
1) Vorrei qui aprire una piccola parentesi: ho deciso di utilizzare la svastica come un pretesto per parlare degli oggetti “fascisti” in generale, perché tra i vari credo sia il più iconico e internazionale. La presenza di oggetti recanti svastiche nei negozi predappiesi chiarisce, secondo me, lo stato attuale nella percezione del fascismo. Il fascismo non fu un movimento univoco, ma, come sappiamo, a seconda della zona dove il fenomeno prese piede, assunse declinazioni particolari anche molto diverse tra loro; tuttavia, questa situazione è utile per cominciare a ragionare circa “l’appiattimento” ontologico nella fenomenologia del fascismo contemporaneo. Durante alcune interviste svolte a Predappio, ho ritrovato però una certa reticenza da parte di alcuni ad accettare il simbolo nazionalsocialista come membro dell’universo visivo del fascismo celebrato durante le commemorazioni. Lo stesso comune, inoltre, è chiaro nella sua posizione di non voler vedere affiancato il proprio nome alla croce uncinata. Quanto seguirà nello scritto, non sarà dunque da intendere come un attacco al comune o qualcosa dove il comune come entità viene implicato, ma come una riflessione su fatti che accadono all’interno della città di Predappio (come anche in altre città italiane ed europee). Il focus è sulle attività commerciali e le manifestazioni nominate, non sull’amministrazione cittadina.
2) S.Heller, Storia universale della svastica, Torino. UTET, 2020, p.11
3) cfr. M.Kwon, One Place after Another, 2002
4) A.Hitler, Mein Kampf, Santarcangelo di Romagna, Rusconi Libri, 2022, p.110
5) Ibidem
6) Con “conservazione” Hitler allude al fatto che i tre colori, nella loro combinazione cromatica, non fossero nuovi: «Bismarck stabilì che la nuova bandiera fosse nera, bianca e rossa. (...) Nel 1871, quando l’unificazione tedesca fu completa, questi divennero i colori ufficiali del Secondo Reich». T.Marshall, Le 100 bandiere che raccontano il mondo, Milano, Garzanti, 2021, p.88
7) A.Hitler, Mein Kampf, Santarcangelo di Romagna, Rusconi Libri, 2022, p.109-110
8) «on May 19, 1933, the Nazi government prohibited the “symbols of German history, of the German state, and of the national revolution from being publicly used in a way that was likely to damage the feeling of dignity of these symbols.” The legislation was aimed at preventing private advertisers, companies, and others from using the swastika and other Nazi symbols or images in marketing their commercial goods and services without the approval of the regime. At that point the German market was flooded with products—including coffee, cigarettes, and cake pans—emblazoned with swastikas, Hitler’s face, or other symbols. The new law made the producers of unauthorized products subject to criminal proceedings». The History of the Swastika, United States Holocaust Memorial Museum, Holocaust Encyclopedia.
9) S.Heller, Storia universale della svastica, Torino. UTET, 2020, p.96
10) Ibidem
11) Definizione da Oxford Vocabulary.
12) Mary Douglas, Antropologia e simbolismo. Bologna, Il Mulino, 1985, p.85
13) Lascio qui di seguito il link al servizio completo: https://www.youtube.com/watch?v=2W-f1NyTQHQ&t=109s La parte su Predappio comincia in questo documento a 3’ 00”
14) Lascio qui di seguito il link al servizio completo: https://www.youtube.com/watch?v=REJSBOU1nL8
15) Il termine “nostalgico” è molto problematico: all’interno della loro comunità non ben definita, non tutti i fascisti sono d’accordo ad essere definiti nostalgici; è possibile trovare report dove le persone intervistate si apostrofano da sole -e con fierezza- con quel termine, all’interno dei negozi di souvenir la parola “nostalgia” è quasi esasperata (un profumo, il “profumo del Duce” si chiama NOSTALGIA), tuttavia non tutti sono d’accordo. A seguito di interviste condotte in loco, ho potuto osservare come un'argomentazione che ritorna frequentemente riguardi proprio l’anacronismo avvertito nella parola. Alcuni fascisti intervistati, argomentano di come sia impossibile parlare di nostalgia nel loro caso, poiché non erano presenti durante il tempo del regime. Questi preferiscono riferirsi a sé stessi come “appassionati di Storia".
16) «il rito dello scherzo è prima e soprattutto un insieme di simboli». M.Douglas, Antropologia e Simbolismo.
Bologna, Il Mulino, 1985, p.87
17) Ibidem
18) J.Baudrillard, Simulacri e impostura. Bologna, Cappelli editore, 1980, p.26
19) M.Douglas, Antropologia e Simbolismo. Bologna, Il Mulino, 1985, p.92
20) P.P.Pasolini in Pasolini e...”La forma della città”, 1974. Lascio qui di seguito il link per chi fosse interessato al documento:
https://www.raiplay.it/programmi/pasolinielaformadellacitta
21) Il video risulta ora privato, lascio tuttavia il link di modo che se col tempo Arte deciderà di renderlo di nuovo
pubblico, il lettore potrà avere la possibilità di accedere anch’esso a questo documento: https://youtu.be/nLQ9eF_2rLo?si=IHZy83ziD1mGYzni
22) M.Douglas, Antropologia e Simbolismo. Bologna, Il Mulino, 1985, p.92
Bibliografia:
- Arendt H., La banalità del male, Milano, Feltrinelli, 2023
- Arendt H., Le origini del totalitarismo, Torino, Einaudi, 2019
- Arendt H., Responsabilità e giudizio, Torino, Einaudi, 2010
- Attia K., Franke A., Teixeira Pinto A., The White West: Fascism, Unreason, and the Paradox of Modernity,
Londra, Sternberg Press, 2023
- Baudrillard J., Per una critica dell’economia politica del segno, Milano, Mimesis Edizioni, 2010
- id., Pornografia del terrorismo, Milano, FrancoAngeli, 2017
- id., Power Inferno: Requiem per le Twin Towers; Ipotesi sul terrorismo; La violenza del globale, Milano,
Raffaele Cortina Editore, 2003
- id., Simulacri e Impostura: bestie, Beaubourg, apparenze e altri oggetti, Bologna, Cappelli Editore, 1980
- Butler J., Perdita e rigenerazione. Ambiente, arte, politica, Venezia, Marsilio Editori, 2023
- Canetti E., Massa e potere. Milano, Adelphi, 2023
- Consigliere S., Materialismo magico: Magia e rivoluzione, Bologna, DeriveApprodi, 2023
- Cosmelli A. & Mathieu M., Oltrenero. Nuovi.Fascisti.Italiani., Roma, Contrasto due, 2009
- Debord G., La società dello spettacolo, Milano, Baldini+Castoldi, 2021
- Douglas M., Antropologia e Simbolismo, Bologna, Il Mulino, 1985
- Foucault M., Sorvegliare e punire, Torino, Einaudi, 2019
- Foster H., Il ritorno del reale, Milano, Postmedia books, 2006
- Gaglianò P., Memento: L'ossessione del visibile. Milano, Postmedia Books, 2020
- Galli G., Esoterismo e politica, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2010
- id., La magia e il potere, Torino, Lindau, 2023
- Gallini C., Croce e delizia. Usi abusi e disusi di un simbolo, Torino, Bollati Boringhieri, 2007
- Geertz C., Antropologia interpretativa, Bologna, il Mulino, 2001
- Golino E., Parola di Duce: Il linguaggio totalitario del fascismo e del nazismo, Bologna, Rizzoli, 2011
- Göttke F., Burning Images: A history of Effigy Protests, Amsterdam, Valiz, 2022
- Halberstam J., L’arte queer del fallimento, Roma, Minimum Fax, 2022
- Heller S., Storia universale della svastica, Torino, UTET, 2020
- Hitler A., Mein Kampf, Santarcangelo di R., Rusconi Libri, 2022
- Kershaw I., Il «mito di Hitler», Torino, Bollati Boringhieri, 2019,
- Kwon M., Un luogo dopo l’altro, Milano, Postmedia books, 2020
- ManWoman, Hitler non ha inventato la svastica, Roma, Coniglio Editore, 2008
- Marshall T., Le 100 bandiere che raccontano il mondo, Milano, Garzanti, 2021
- Mirzoeff N., come vedere il mondo, un’introduzione alle immagini: dall’autoritratto al selfie, dalle mappe ai
film (e altro ancora), Milano, Johan & Levi, 2018
- id., Guardare la guerra. Immagini del potere globale, Roma, Meltemi Melusine, 2004
- Mitchell W.J.T., Scienza delle immagini, Monza, Johan & Levi, 2018
- Mosse G.L., La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo politico e movimenti di massa in Germania
(1812-1933), Bologna, il Mulino, 1975
- Pasquinelli C., Potere senza stato, Roma, Editori Riuniti, 1985
- Picker H., Conversazioni di Hitler a tavola 1941-1942, Milano, Longanesi & C., 1969
- Rechtman R., Le vite ordinarie dei carnefici, Torino, Einaudi, 2022
- Signorelli A., Antropologia culturale, Milano, McGraw Hill, 2011
- Warhol A,. La filosofia di Andy Warhol, Milano, Abscondita, 2009
Sitografia:
- Alanews, Arditi d’Italia sulla tomba di Mussolini in ricordo della Marcia su Roma:
https://www.youtube.com/watch?v=Y3SE95vOWno (ultima consultazione 19/03/2025)
- id., Predappio: anniversario della Marcia su Roma: “Oggi la parola fascista è un’offesa”:
https://www.youtube.com/watch?v=Hm0UZ75yyZI (ultima consultazione 19/03/2025)
- id., Tornano i fascisti a Predappio, gli organizzatori chiedono: “Niente saluto romano”:
https://www.youtube.com/watch?v=E-S0qN1f4Es (ultima consultazione 19/03/2025)
- Coulwell A., COTW, 2019, Surf Nazis:
https://clubofthewaves.com/feature/surf-nazis/ (ultima consultazione 19/03/2025)
-DI.TV, Predappio: A VILLA MUSSOLINI SI CELEBRA IL 29 LUGLIO L’ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DEL DUCE: https://www.youtube.com/watch?v=6tNFiMXtt48 (ultima consultazione 19/03/2025)
- id., Villa Carpena - Predappio: 99° ANNIVERSARIO MARCIA SU ROMA E VISITA A VILLA MUSSOLINI:
https://www.youtube.com/watch?v=pD48jzG6Lsw (ultima consultazione 19/03/2025)
- Duane D., The New York TImes, 2019, The Long, Strange Tale of California’s Surf Nazis:
https://www.nytimes.com/2019/09/28/opinion/sunday/surf-racism.html (ultima consultazione 19/03/2025)
. Fanpage.it: Il museo su Mussolini a Predappio è ancora un caso: centro studi o spazio celebrativo?:
https://www.youtube.com/watch?v=nZ3TzWlvpr4 (ultima consultazione 19/03/2025)
- id., La sfilata dei neonazisti a Varese per le foibe: “Il saluto romano lo facciamo quando vogliamo”:
https://www.youtube.com/watch?v=sZV7BbohE-I (ultima consultazione 19/03/2025)
- id., Saluti romani, svastiche e selfie con bambini: l’estrema destra ricorda Mussolini a Como:
https://www.youtube.com/watch?v=WgkKMkJxN5E (ultima consultazione 19/03/2025)
- Il Fatto Quotidiano, Predappio, il sindaco Pd: “Museo Mussolini? Vogliamo uscire dal folclore fascista”:
https://www.youtube.com/watch?v=l-BA7wGsR9U (ultima consultazione 19/03/2025)
- Kim & Pat Messier’s Blog, 2017, The use of the Swastika Symbol in American Indian Art:
https://messieraz.com/the-use-of-the-swastika-symbol-in-american-indian-art/ (ultima consultazione
19/03/2025)
- LA7 Attualità, A Predappio la marcia della nostalgia: https://www.youtube.com/watch?v=ccyV_d0-ckI
(ultima consultazione 19/03/2025)
- id., Che fine faranno i gadget fascisti: https://www.youtube.com/watch?v=2s5M9rIKbbU (ultima
consultazione 19/03/2025)
- id., Emilia Romagna, vendere cimeli fascisti sarà reato: https://www.youtube.com/watch?v=tWyKzwPcSs0
(ultima consultazione 19/03/2025)
-id., Estrema destra e sovranismo: cosa ci lega?: https://www.youtube.com/watch?v=_geW1lq5yS8&t=77s
(ultima consultazione 19/03/2025)
- id., I fascisti in piazza. “Il vero dittatore è l’Europa”:
https://www.youtube.com/watch?v=0mV-JhMMrEU&t=318s (ultima consultazione 19/03/2025)
- id., Il weekend dei nostalgici a Predappio: https://www.youtube.com/watch?v=kFsv7_5yagA (ultima
consultazione 19/03/2025)
- id., In Onda, Predappio people (F.Carrini): https://www.youtube.com/watch?v=t8eYTaW3LFs (ultima
consultazione 19/03/2025)
- id., La galassia nera, il servizio di Danilo Lupo nei luoghi della estrema destra:
https://www.youtube.com/watch?v=lPonD8BGcmk (ultima consultazione 19/03/2025)
- id., Nel centenario della marcia su Roma i nostalgici del duce tornano in piazza:
https://www.youtube.com/watch?v=2W-f1NyTQHQ&t=183s (ultima consultazione 19/03/2025)
- id., “Siamo camerati!” Le diverse anime che sostengono il generale Vannacci si riuniscono a Viterbo:
https://www.youtube.com/watch?v=uROqKp7B5dU&t=13s (ultima consultazione 19/03/2025)
- id., Skinhead, i volti dell’estrema destra: https://www.youtube.com/watch?v=06UmzALYKxE (ultima
consultazione 19/03/2025)
- id., Tornano le camicie nere: https://www.youtube.com/watch?v=eRE5XUu43Bc (ultima consultazione
19/03/2025)
- La Repubblica, Predappio, la cerimonia per il compleanno di Mussolini: “Il saluto romano solo per chi se la
sente”: https://www.youtube.com/watch?v=6zQxKCKwbTA (ultima consultazione 19/03/2025)
- Rai, A cena dal “Federale” con Mussolini -Agorà Estate 14/07/2017:
https://www.youtube.com/watch?v=RlAvXon5vfU (ultima consultazione 19/03/2025)
- Rai, Gli “Arditi” sfilano a Predappio -Cartabianca- 01/11/2022:
https://www.youtube.com/watch?v=voZvhE8lkx4&t=135s (ultima consultazione 19/03/2025)
- id., La marcetta nera su Predappio - Agorà Extra 01/11/2021:
https://www.youtube.com/watch?v=REJSBOU1nL8&t=3s (ultima consultazione 19/03/2025)
- United States Holocaust Memorial Museum, Holocaust Encyclopedia, Adolf Hitler:
https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/adolf-hitler (ultima consultazione 19/03/2025)
-id, La cultura nel Terzo Reich: sintesi:
https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/culture-in-the-third-reich-overview?parent=it%2F10948
(ultima consultazione 01/04/2024).
-id, La propaganda nazista:
https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/nazi-propaganda?series=81 (ultima consultazione 19/03/2025)
-id, L’indottrinamento della gioventù:
https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/indoctrinating-youth?series=81 (ultima consultazione
19/03/2025)
-id, Nazismo e Propaganda, come si crea un leader:
https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/making-a-leader?parent=it%2F43
(ultima consultazione 19/03/2025)
-id, Storia della svastica:
https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/history-of-the-swastika (ultima consultazione 19/03/2025)
-id, The History of the Swastika:
https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/article/history-of-the-swastika (ultima consultazione 19/03/2025)
-id, Trovare i colpevoli:
https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/assessing-guilt?parent=it%2F11344 (ultima consultazione
19/03/2025)
-id, Unire una nazione:
https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/rallying-the-nation?series=81 (ultima consultazione
19/03/2025)
- VD, Raduno neofascista a Predappio: celebrazioni annuali e omaggi a Mussolini per la Marcia su Roma:
https://www.youtube.com/watch?v=I_U04Fmyat8 (ultima consultazione 19/03/2025)