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Antartide come archivio, l'arte relazionale nei campi del tempo nell'opera di Esteban Sánchez

In questo articolo vogliamo dare spazio alle connessioni di un’opera che apre a orizzonti alla messa in scena di una geografia eloquente. Della fine e di come è possibile rendere tattile la sensazione dell’estinzione. Sulla materia performativa del tempo e di come questa agisce nelle causalità interconnesse alla presenza e assenza dell’umanità. “Auf den Feldern der Zeit” (Nei campi del tempo) di Esteban Sánchez rende accessibili le architetture di pensiero contemporaneo sulla ricerca tra arte e antropologia condensando una pratica sensoriale a una ricerca relazionale.


Un eroe assente invia istruzioni, come un comandante, a un gruppo di ricercatori in Antartide. La missione è quella di scattare delle foto a una sedia di legno nel continente meno popolato del pianeta. Vengono scelti come spazio della contemplazione i luoghi meno "antartici" dell'Antartide. I luoghi che più di tutti si prestano ad evocare l'evanescenza di una geografia. La scrittura del paesaggio è permeata dalla sospensione dove tutto scricchiola silenziosamente. Le striature verdi dei paesaggi Antartici hanno reso possibile l'emersione di documenti e materiali primordiali. Un archivio spontaneo e automatico, in continua crescita, non per accumulo ma per dispersione. Ecco come gli oggetti intrattengono una relazione con la fine e come l'opera di Sánchez è l'apice di un tumulo, (che deriva da tumere essere gonfio) che lievita da una base piatta. Esattamente come il piatto strato bianco dell'orizzonte Antartico diventa una materia estetica con un moto simile al respiro.


L’opera si presenta attraverso schermi di smartphone incastonati in pannelli di polistirolo. Dall'installazione si diffonde un suono gorgogliante non-umano che esce dal dispositivo sussurrando l'affondo di Déborah Danowski e Eduardo Viveiros de Castro quando scrivono: "Quando il mondo finirà. non ci sarà nessuna voce fuori campo a commentare la fine del mondo". Quest'angoscia si stabilisce sinteticamente nel polistirolo che tappezza la stanza, scricchiola e si sgretola al passaggio dei visitatori. Le fessure sull'orizzonte sono cellulari che organicamente occupano l'area della stanza con cavi (simili ad arterie) necessari all'alimentazione energetica. Lo sguardo si posa sulla linea di fuga, che si concretizza in una fruizione solitaria di un'attività collettiva, quella dei ricercatori, provvisoria e nomade.


Una riflessione sul tempo, colonna portante nella ricerca di Sánchez, e della sua performatività. Il processo temporale se ribaltato su un piano concreto è strettamente legato ad un processo di coordinamento mondiale. L'allineamento si basa su orologi atomici sparsi in tutto il mondo che sono strettamente connessi alla rotazione della Terra. La velocità di rotazione della Terra non è costante e fluttua, per questo motivo per mantenere l'allineamento temporale è necessario apportare aggiustamenti semestrali. Dal 1972, le irregolarità nel movimento della Terra hanno richiesto l'aggiunta di 27 secondi intercalari ma per la prima volta negli ultimi anni è stato registrato un cambiamento. A causa dello scioglimento delle calotte polari la terra ha aumentato al sua velocità di rotazione, tanto da non dover più aggiungere ma togliere un secondo intercalare. Questo potrebbe comportare problematiche che non hanno precedenti e quindi rischi non prevedibili.


Il cambiamento che viene indotto dall'umanità non solo sull’ambiente ma anche alle misurazioni e quindi a cascata sui ritmi vitali, ci apre a spiragli inaspettati. Nell’opera La stasi e l'assenza della sedia in un luogo come l'Antartide squarcia prospettive che hanno collegamenti con un'arte non solo dell'incontro tra artista ed esecutori per la riuscita di un artificio, ma di una intensa tessitura di relazioni. Questo aspetto si allaccia a uno dei più centrali dibatti teorici in questo momento storico, riguardo alla messa in discussione della posizione centrale dell'umanità. L’opera apre finestre sulle possibilità di formalizzare l'antropocentrismo e di come può scontrarsi con il suo contrario. L'artista, gli esecutori-ricercatori e il visitatore incrociano le loro visioni plurali che inevitabilmente convergono negli iperoggetti. Queste ramificazioni possiamo illuminarle dalle parole di Timothy Morton quando parla di futuralità reinscritta nel presente, che pone fine alla metafisica della presenza, costringendoci a convivere con uno strano futuro, un futuro senza di «noi».



Referenze


Agnew, D.C., A global timekeeping problem postponed by global warming, Nature 628, 333–336, 2024. https://doi.org/10.1038/s41586-024-07170-0.


Deborah Danowski, Eduardo Viveiros de Castro, Esiste un mondo a venire? Saggio sulle paure della fine, Nottetempo (2017). Traduzione di Alessandro Lucera e Alessandro Palmieri.


Claudia Castellucci, La questione estetica di un archivio artistico, nella concezione e nell’uso. Seminario condotto dalle persone del Laboratorio sull’Archivio della Societas Raffaello Sanzio, diretto da Claudia Castellucci, 2019, Cesena, Teatro Comandini.


Timothy Morton, Iperoggetti, Nero, 2018. Traduzione di Vincenzo Santarcangelo.

Salvatore Crucitti, Gloria Zeppilli

(Roma, 1998), visual and performance artist. He studied “Theories and techniques of audiovisual” at the Academy of Fine Arts in Rome, and then graduated in 2022 in “Directing” at the National Academy of Dramatic Arts “Silvio d’Amico”. Winner of the 2021 “European Young Theatre” Award for best show (Festival dei due mondo Spoleto). One of his latest theater projects (Ninnoli) obtained a special mention from the jury at the 2022 Scenario Infanzia Award. Since 2020 he has collaborated with Gloria Zeppilli, founding the artistic research duo “UCCI UCCI”. In 2023 he conducted his research at the Black Kit, the International Archive of Performing Art founded by Boris Nieslony, Cologne (Germany). He worked at the Societas Raffaello Sanzio Archive at the Comandini Theater in Cesena.


(Civita Castellana, 1998) visual and performative artist. She graduated in “Sculpture” and “Sculpture and New Applied Technologies” at the Academy of Fine Arts in Rome, with the theses “Beyond the dominion” and “Notes and attempts for a hypertextual work” which she wrote with the supervisor Paolo Canevari. Since 2020 she has collaborated with Salvatore Crucitti, founding the artistic research duo “UCCI UCCI”. In 2023 she conducted her research at the Black Kit, the International Archive of Performing Art founded by Boris Nieslony, Cologne (Germany). She worked at the Societas Raffaello Sanzio Archive at the Comandini Theater in Cesena.

Esteban Sánchez

(Bogotá, Colombia 1982)

Transdisciplinary artist – processual art

Esteban Sánchez began his studies and academic interests in art attending Pratt Institute New York, Purchase College (SUNY) and Westchester Community College (SUNY) and completed his graduate studies in 2010 at the Universidad Nacional de Colombia. Thanks to an art scholarship from the German Academic Exchange Service (DAAD), he studied since 2011 as a guest in the postgraduate program at the Academy of Media Arts Cologne (KHM). His academic career is complemented by a master’s degree in philosophy from the Rheinische Friedrich-Wilhelms-Universität Bonn (University of Excellence) in 2021. As an independent artist and experimental researcher, Esteban Sánchez addresses themes that border between the areas of philosophy and art, focusing on reflections on media and their contemporary understanding, drawing as thought, sculpture as landscape, sound as materiality and language as a dichotomy between reality and imagination. His works have been exhibited in renowned museums, institutions and contemporary art galleries in the cities of Bogotá (COL), Cartagena (COL), Medellín (COL), Santa Marta (COL), Havana (CUB), Bilbao (ESP), Bochum (GER), Bonn (GER), Cologne (GER), Frankfurt am Main (GER), Leipzig (GER), Soest (GER), London (GB), Budapest (HUN) and Oporto (POR). Esteban Sánchez currently lives and works in Cologne.

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